mercoledì 31 luglio 2013

Capitolo 1:Ritorno a Mauritius

Mi avvicino al finestrino dell'aereo e vedo che siamo quasi arrivati. Quel colore l'avrei riconosciuto dappertutto. Quando l'avevo visto per la prima volta, appena tornata in Italia lo cercai disperatamente. Mi aveva catturata. Per questo quando il mio soggiorno terminò, io ero disperata. Mi ero innamorata di Mauritius. Così mi ero ripromessa un giorno di tornare, e infatti tra poco atterreremo. Con me è venuta mia figlia, Micaela. Io ero rimasta molto stupita quando mi ha detto la sua decisione. Di solito lei cercava di evitare i miei discorsi su viaggi in posti esotici. Ma d'altronde, dopo l'ennesima delusione d'amore, credo le farà bene allontanarsi dall'aria inquinata di Milano. Guardo mia figlia. Dorme rilassata. Sì, credo che le farà molto bene questo viaggio. Dobbiamo distoglierci entrambe da tutto ciò che ci è successo ultimamente. La sveglio: tra un po' dobbiamo scegliere. Io non ho dormito molto. Le tredici ore di viaggio si sono fatte sentire. Mi sono svegliata un'ora fa, dopo essere rimasta a leggere un romanzo. La hostess annuncia che tra pochi minuti atterriamo. Bene, non vedo l'ora di uscire. Non vedo l'ora di respirare la brezza marina.

Quando atterriamo, andiamo subito in cerca di un taxi. Per fortuna ho ancora il numero di telefono di quel mio vecchio amico taxista. Quando sente la mia voce, non ci può credere che io sia proprio lì. Be', ci credo. E' da più di vent'anni che non vengo qui. Gli dico dove siamo, poi chiudo la telefonata.
-Sta arrivando?-mi chiede Micaela.
-Sì, sta arrivando.
-Per fortuna.
Mia figlia è sempre stata impaziente. Come del resto lo ero io. Ma ho intenzione di godermi quella vacanza. Quando arriva, dopo avergli detto dove ci deve accompagnare, si mette a chiacchierare in francese con me. Mi chiede cosa ho fatto in questi venticinque anni, se mi sono sposata. Quando arriviamo, siamo entrambi dispiaciuti, ma gli prometto che gli telefonerò presto.
L'albergo in cui abbiamo prenotato è meraviglioso, semplice ma elegante. La spiaggia non è molto vicina ma neanche lontana. Non si può pretendere tutto dalla vita. Micaela si era un po' lamentata, ma poi sono riuscita a convincerla. E adesso non si lamenta molto. Ci accolgono con calore. Andiamo in camera, mettiamo a posto le valigie e ci riposiamo un po'. Al momento del pranzo, scendiamo e ci gustiamo alcuni piatti creoli. Quando la cameriera mette i piatti sul tavolo, Micaela è molto dubbiosa, ma appena li assaggia, divora la porzione. Dopo aver finito, andiamo a fare un passeggiata e arriviamo in spiaggia.
-WOW! - esclama Micaela. In effetti, è un vero paradiso.
-Bello eh? - dico, ammirando il paesaggio.
La sabbia è diversa da quella italiana, non so come spiegarmi. Rimane fresca nonostante il caldo. La preferisco in assoluto. Mentre mia figlia sta in acqua, io intanto inizio a contattare i miei vecchi amici. Li andrò sicuramente a trovare.


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